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Brexit: conseguenze e rischi per il lavoro

Brexit e lavoro

“ Brexit ” nasce dalle parole “ Britain ” ed “ exit ”, al fine di indicare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. E’ stato indetto un referendum il 23 giugno per far prendere una decisione in merito al popolo inglese ed i risultati hanno mostrato una maggioranza del 51,9% per il “Leave”, anche se l’Irlanda del Nord, la Scozia e Londra hanno largamente votato per il “Remain”. Di conseguenza il Regno Unito, non poi così tanto unito, proclama la sua indipendenza dall’UE. Intanto il premier Cameron ha rassegnato le sue dimissioni e da ottobre lascerà Downing Street.

 

Ma quali sono le conseguenze di questa scelta?

I mercati saranno più sensibili alla vulnerabilità della zona euro. Eric Chaney, capo della strategia d’investimento di Axa, ha definito la Brexit come “l’evento politico con il maggior potenziale di destabilizzazione dell’economia e dei mercati finanziari“. Possiamo già osservare che le borse mondiali abbiano bruciato 2000 miliardi in 24 ore e che la sterlina sia tornata ai minimi di 30 anni fa. L’unione bancaria europea, sistema di vigilanza e risoluzione del settore bancario a livello dell’UE, prevede un piano di assicurazione dei depositi comuni da attuare nei prossimi 12 mesi.

Per quanto riguarda i rischi per l’Italia, possiamo affermare che il nostro Paese sarà uno dei meno vulnerabili dopo la Brexit. Infatti, secondo uno studio dell’agenzia di rating “Standard & Poor’s” sui paesi che soffriranno maggiormente dopo l’uscita della Gran Bretagna, l’Italia e l’Austria si trovano agli ultimi due posti della classifica.

 

E gli italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito?

Quasi 600 mila italiani vivono attualmente in Inghilterra; quelli che si trovano là da più di 5 anni e pagano le tasse, possono ottenere il permesso di residenza e la cittadinanza. Altrimenti chi non ha idee precise sul proprio futuro e non vuole già ottenere la cittadinanza, che costa sulle 1000 sterline e richiede circa un anno di tempo, può più semplicemente fare richiesta per un permesso di lavoro.

Per quelli che invece si sposteranno nel Regno Unito in futuro, le cose saranno un po’ più complicate; non sarà più possibile, infatti, partire senza un lavoro e cercarlo là, ma bisognerà lasciare l’Italia già con un lavoro in mano. Sarà inoltre molto difficile svolgere la professione di freelancer e molti di loro saranno costretti a tornare a casa o comunque a cambiare paese. Per i turisti, fortunatamente, le cose vanno meglio, perché non bisognerà richiedere il visto per andare in vacanza nel Regno Unito.

Gli studenti potranno ottenere un visto di studio, ma purtroppo non potranno più richiedere il prestito che ora è concesso a tutti gli studenti europei. Sarà un cambiamento molto negativo, in quanto il prestito in questione è di 9000 sterline annue, da restituire solo dopo essersi laureati ed aver ottenuto un lavoro.

 

L’incertezza dei posti di lavoro

Secondo gli economisti inglesi, la Brexit potrebbe portare ad una perdita di 820mila posti di lavoro nell’arco dei prossimi due anni. Ne consegue che la disoccupazione aumenterà, passando dal 5% all’8%. Saranno molti gli italiani costretti a tornare a casa.

Anche i banchieri si preparano all’esodo, perché molti colossi finanziari sposteranno i loro affari in altri paesi d’Europa, a causa di una delocalizzazione del cuore del mercato europeo. Una stima di PwC prevede che la Brexit verrà a costare tra i 70mila ed i 100mila posti di lavoro entro il 2020, per quanto riguarda il settore finanziario. Jp Morgan, che impiega circa 16mila persone in UK, potrebbe spostare tra i 1000 ed i 4000 mila dipendenti; Morgan Stanley, invece, circa 2000, secondo quanto detto dai media. Deutsche Bank impiega 9000 persone nel Regno Unito e sta prendendo in considerazione il rimpatrio delle attività. Il sindaco di Londra però, assicura le imprese che la capitale resterà il luogo migliore per fare affari.

Un commento su “Brexit: conseguenze e rischi per il lavoro

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